Il presente lavoro ha come obiettivo quello di affrontare le problematiche politico-ideologiche e religiose che emergono in modo dirompente nel De Reditu Suo di Claudio Rutilio Namaziano. Rutilio vive a cavallo tra il IV e il V secolo...
moreIl presente lavoro ha come obiettivo quello di affrontare le problematiche politico-ideologiche e religiose che emergono in modo dirompente nel De Reditu Suo di Claudio Rutilio Namaziano.
Rutilio vive a cavallo tra il IV e il V secolo d.C. e appartiene al ceto senatorio Occidentale. Egli però non viene ricordato per la sua attività politica, ma per aver scritto il De Reditu Suo, un poemetto in distici elegiaci che ne fa uno degli ultimi grandi poeti pagani del tardoantico.
La sua opera è destinata ad un circolo di pochi eletti, appartenenti all’aristocrazia senatoria occidentale, vicini al poeta dal punto di vista culturale e ideologico. Nel De Reditu Suo Rutilio dà libero sfogo al suo pensiero e alla sua critica verso l’attualità e facendo ciò si pone anche come rappresentante del suo pubblico. Questo è un aspetto molto interessante, perché tramite quest’opera riusciamo a ricostruire il pensiero e i codici dell’aristocrazia senatoria occidentale, ma anche qual era il bagaglio culturale e le opere classiche di riferimento di un senatore pagano di IV e V secolo.
Nell’opera di Rutilio vi è una forte esaltazione dell’ordine senatorio, che va di pari passo con il richiamo dell’attualità politica e culturale. Il poeta vive in un periodo storico ricco di forti avvenimenti politici e militari che lo portano a comporre delle dure invettive, come ad esempio quella contro Stilicone. I cambiamenti in atto tra la fine del IV e l’inizio del V secolo sono molteplici, ma quello che più coinvolge Rutilio in prima persona è quello religioso. Il poeta assiste alla cristianizzazione dell’Impero e all’emanazione dell’editto di Tessalonica da parte dell’Imperatore Teodosio nel 380, con cui i culti pagani sono messi fuori legge e il cristianesimo è elevato a religione di Stato. Rutilio, anche se rischia molto, non si tira indietro sulla questione religiosa ed attacca in modo diretto il cristianesimo soprattutto nelle sue forme più radicali come quella del monachesimo.
Lo scopo principale dell’opera è senz’altro l’esaltazione del Senato e dell’aristocrazia senatoria Occidentale. La maggior parte del De Reditu Suo è incentrato sul ricordo di alcuni membri dell’élite senatoria, attraverso l’esaltazione della virtù e dei meriti dell’ordine. Rutilio fa suo il lessico ideologico senatorio, utilizzato ai fini propagandistici nella seconda metà del IV secolo, e lo riporta in versi. Da questo modo di procedere emerge anche la visione dell’Impero che hanno Rutilio e coloro ai quali è rivolto il poemetto. Un Impero dove il Senato ha un ruolo fondamentale, che non è secondario all’Imperatore, perché detiene non solo il potere in sé, ma anche il bagaglio ideologico, filosofico e culturale che ha reso grande Roma. Inoltre nella realtà descritta da Rutilio, dove primeggia il Senato, il potere imperiale è assente e questa assenza è l’auspicio che la responsabilità e la conduzione dello stato ritorni ben presto nelle mani della classe senatoria.
Il poeta nell’Inno a Roma dà il meglio di sé, è una vera e propria apoteosi di romanità, ma è anche una via di fuga per sottrarsi alla dura realtà. Dalla sua ars poetica traspare il disagio che prova una classe dirigente allo sbando che decide di rifugiarsi nei miti piuttosto che affrontare la realtà e le problematiche ad essa connesse. Non c’è spazio per l’Imperatore neanche nell’Inno a Roma, che è il passo a più forte pregnanza ideologica del poemetto. La Roma che ci propone Rutilio è la città pagana per eccellenza sede dei templi pagani, di antichissime tradizioni e del Senato. In un momento di profonda crisi politica, Rutilio non trova altra soluzione che sottrarsi alla realtà proteggendosi dietro il mito di Roma eterna. Questo atteggiamento del poeta non ci fa capire fino in fondo se Rutilio è convinto di quello che dice o si limita a reagire ideologicamente attraverso le parole degli antichi. Il suo resta però un tentativo di evadere dalla realtà.
La questione religiosa è la più importante e la più spinosa del poemetto. Rutilio critica fortemente sia la religione ebraica che quella cristiana. Secondo l’impostazione pagana del poeta l’ebraismo costituisce un fattore destabilizzante per l’Impero. Inoltre Rutilio attacca gli ebrei per attaccare indirettamente anche i cristiani, perché secondo lui l’ebraismo è la fonte primaria del cristianesimo. Il principale nemico del mito di Roma sono i cristiani, perché essi hanno spazio solo per il loro Dio il quale porta chi lo segue a scelte estreme come quella perseguita dai monaci che il poeta condanna fortemente.
La condanna agli ebrei e ai cristiani è sempre farcita da un forte richiamo ai classici, come se il poeta volesse ogni volta far presente quel muro che si erge tra i pagani e gli altri fedeli. Questo muro, costruito con gli antichi mattoni della tradizione, sta per essere abbattuto dal nuovo credo e il poeta ne è consapevole, per questo il suo è un attacco senza precedenti.
Gli intellettuali pagani tra IV e V secolo sono sottoposti a un duplice assedio, poiché sono stretti tra il cristianesimo e i nuovi popoli che si fanno largo all’interno dell’Impero. Tra questi vi è anche chi è riuscito ad arrivare al vertice dello Stato come Stilicone. L’invettiva che fa Rutilio al generale barbaro serve ad evidenziare come gran parte del Senato fosse ancora insofferente all’ascesa sociale di chi non era romano e non aveva conseguito il cursus honorum. Anche nell’invettiva a Stilicone sono presenti i riferimenti ai classici, i quali sono gli occhiali che vengono inforcati da chi ha un bagaglio culturale tradizionale, come Rutilio, per leggere sia il passato che il presente.
Rutilio è l’archetipo del senatore romano pagano di IV e V secolo, che viene travolto dalle grandi trasformazioni culturali e politiche in atto e cerca riparo nei classici. Per questo motivo il De Reditu Suo ha un valore universale che trascende l’occasione personale per cui fu composto e ci aiuta a decifrare dall’interno i codici dell’aristocrazia senatoria Occidentale di quei secoli.